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YouTube Creator Partnerships: come funziona per le aziende

YouTube Creator Partnerships è l’area di Google Ads, dentro il menu Strumenti, dove un’azienda trova i creator di YouTube, gestisce le collaborazioni e collega i video del creator al proprio account pubblicitario. In Italia, da giugno 2026, panoramica, ricerca creator ed elenchi sono accessibili con un semplice account Google Ads attivo, mentre le funzioni di contatto interne restano riservate ad altri mercati. Chi lavora dall’Italia può comunque costruire una collaborazione completa: selezione del creator con dati, accordo scritto che include i diritti d’uso e la Brand Partner Access, e budget media sul video del creator tramite il formato creator partnerships boost.

Negli ultimi anni la pubblicità su YouTube ha smesso di essere solo una questione di formati e targeting. Un numero crescente di aziende si è accorto che il contenuto prodotto da un creator, pubblicato sul suo canale e parlato con la sua voce, ottiene un’attenzione diversa rispetto allo spot aziendale caricato sul canale del brand. Il problema, fino a poco tempo fa, era operativo: come si trova il creator giusto, come si verifica che il suo pubblico assomigli ai propri clienti, e soprattutto come si collega quel video alle campagne pubblicitarie senza perdere il tracciamento.

YouTube Creator Partnerships è la risposta di Google a queste domande. Si tratta dell’area di Google Ads, raggiungibile dal menu Strumenti, dove si cercano i creator, si gestiscono le partnership e si collegano i loro video all’account dell’inserzionista. Prima si chiamava BrandConnect; il nuovo nome è stato presentato da YouTube il 23 marzo 2026, in occasione dei NewFronts.

Questo articolo è pensato per chi, dentro un’azienda italiana, deve decidere se e come usare le collaborazioni con i creator dentro una strategia di advertising misurabile. Non è un tutorial passo-passo: è il quadro completo di cosa lo strumento permette di fare oggi dall’Italia, cosa invece non è ancora disponibile nel nostro mercato, quali sono i punti dell’accordo con il creator che nessuna piattaforma risolve al posto tuo, e come si misura l’effetto di una collaborazione. Ogni sezione resta a livello di panoramica: selezione dei creator, accordo, Brand Partner Access, creator partnerships boost e misurazione meritano ciascuno un approfondimento dedicato.

Indice

Che cos’è YouTube Creator Partnerships e da dove arriva

YouTube Creator Partnerships è la sezione di Google Ads in cui un inserzionista può cercare creator di YouTube, salvarli in elenchi e gestire le collaborazioni commerciali con loro, collegando i video prodotti dal creator al proprio account pubblicitario. In pratica, è il punto in cui la relazione con un creator smette di essere solo un accordo privato e diventa un asset misurabile dentro l’infrastruttura pubblicitaria di Google.

Schema delle funzioni di YouTube Creator Partnerships accessibili in Italia e di quelle riservate ad altri mercati

Lo strumento non nasce oggi. Per anni è esistito con il nome BrandConnect, con una disponibilità limitata e un accesso riservato a inserzionisti di una certa dimensione. Il cambio di nome annunciato da YouTube il 23 marzo 2026 accompagna un’apertura più ampia: l’idea è che la collaborazione con i creator non sia un canale separato dall’advertising, ma una sua componente nativa, con gli stessi strumenti di targeting, misurazione e ottimizzazione delle altre campagne.

Perché non è semplicemente “influencer marketing”

La differenza è sostanziale e vale la pena chiarirla subito, perché condiziona il modo in cui si imposta il budget. Una collaborazione tradizionale con un creator si esaurisce nella pubblicazione del video: il brand paga un compenso, il contenuto esce, e la portata è quella organica del canale. Tutto quello che succede dopo è fuori dal controllo dell’azienda.

Con Creator Partnerships, invece, quel video diventa il punto di partenza di un’attività pubblicitaria. L’azienda può collegarlo al proprio account Google Ads, leggerne le metriche organiche e a pagamento, usare i segmenti di pubblico generati dal contenuto e spingerlo con budget media mantenendo il canale del creator come origine dell’annuncio. Cambia la natura dell’investimento: non si compra una pubblicazione, si costruisce un asset creativo con una distribuzione controllabile.

Il punto pratico per chi gestisce un budget: valutare un creator non significa più stimare quante visualizzazioni organiche porterà, ma quanto bene il suo contenuto reggerà la pressione di un investimento media.

Come funziona YouTube Creator Partnerships in Italia: cosa è aperto e cosa no

Qui serve precisione, perché la disponibilità delle funzioni varia per paese e l’informazione circola in modo confuso. La situazione attuale per un’azienda italiana è a due velocità.

Le funzioni accessibili dall’Italia

Da giugno 2026, la Panoramica, la Ricerca creator e gli elenchi sono aperti in tutti i paesi del Programma partner di YouTube, Italia inclusa. Per accedervi serve un account Google Ads attivo, senza requisiti di spesa minima. Questo significa che qualsiasi azienda italiana con un account funzionante può entrare nel menu Strumenti, aprire la sezione, cercare creator per argomento o per nome del canale, applicare filtri e costruire liste di candidati da valutare.

È un cambio concreto rispetto al passato: la fase di scouting, che prima richiedeva ricerche manuali su YouTube o l’uso di piattaforme di terze parti, oggi si fa dentro lo stesso ambiente in cui si gestiscono le campagne, con dati che provengono direttamente dalla piattaforma.

Le funzioni non disponibili nel mercato italiano

Le funzioni Stato delle richieste, Contact e Send an inquiry hanno requisiti diversi: richiedono la verifica dell’inserzionista e un account seguito da Large Customer Sales o Google Customer Solutions. In più, il modulo di contatto interno alla piattaforma esiste soltanto in Stati Uniti, Regno Unito, Brasile, India e Indonesia.

Tradotto in pratica: un’azienda italiana non può, oggi, scrivere al creator da dentro Google Ads. Il contatto avviene fuori dalla piattaforma, all’indirizzo email per le richieste commerciali che il creator indica in YouTube Studio o sulla pagina del canale. Non è un ostacolo insormontabile — è semplicemente un passaggio che resta manuale e che va gestito con metodo.

La conseguenza organizzativa è che il lavoro di outreach richiede una persona o un partner che se ne occupi davvero: scrivere il brief, inviare la richiesta, seguire la risposta, negoziare. La piattaforma aiuta a scegliere; non aiuta a parlare.

Come si trovano i creator giusti dentro Google Ads

La Ricerca creator è il cuore operativo dello strumento, ed è dove si decide gran parte della riuscita di una collaborazione. La logica di funzionamento è semplice, ma il modo in cui si usa fa la differenza fra una lista di nomi e una selezione difendibile.

Processo di selezione dei creator in YouTube Creator Partnerships tra filtri numerici e controllo manuale dei canali

Ricerca per argomento o per canale

Si può cercare in due modi. Il primo è per parole chiave: da una a tre parole che descrivono l’argomento dei contenuti, per esempio il tema trattato dal canale o la categoria di prodotto. Il secondo è per nome del canale, preceduto dal simbolo @, utile quando si ha già un candidato in mente e si vuole verificarne i dati.

La ricerca per parole chiave è quella che genera scoperta: permette di uscire dai nomi già noti e di trovare canali che coprono lo stesso argomento con pubblici diversi. La ricerca per canale serve invece a validare ipotesi già formulate, spesso provenienti dal reparto commerciale o dalla direzione.

I filtri di base e quelli condizionati

I filtri di base sono sempre disponibili e riguardano il numero di iscritti, le visualizzazioni medie, la località e i modi di contatto. Sono i parametri che permettono di restringere rapidamente un elenco: un canale con molti iscritti ma visualizzazioni medie basse racconta una storia diversa da un canale più piccolo con un pubblico attivo, e questa differenza conta molto quando si pianifica di investire budget media sul contenuto.

Esistono poi filtri aggiuntivi, relativi ai dati demografici del pubblico e all’engagement, ma sono disponibili solo per i creator che scelgono di condividere queste informazioni. È una distinzione importante da tenere a mente in fase di pianificazione: non tutti i candidati avranno lo stesso livello di trasparenza, e un creator che non condivide i dati demografici non è automaticamente da scartare — semplicemente richiede una verifica diversa.

Quando i dati non bastano

I numeri restringono il campo, non chiudono la decisione. Un canale può avere metriche perfette e contenuti incompatibili con il posizionamento del marchio: toni, linguaggio, tipologia di sponsorizzazioni già ospitate, commenti del pubblico. Per questo la selezione va sempre chiusa con un controllo manuale dei canali rimasti in lista, guardando video recenti e leggendo come il creator ha gestito collaborazioni precedenti.

Il takeaway per chi deve approvare una lista: chiedi sempre, accanto ai numeri, una motivazione qualitativa su perché quel canale è compatibile con il marchio. Se non arriva, la selezione è stata fatta solo con i filtri.

Contattare il creator e costruire l’accordo: cosa deve esserci dentro

Dall’Italia il contatto avviene via email, all’indirizzo per le richieste commerciali indicato dal creator. Questa parte del processo è quella che le aziende sottovalutano di più, e anche quella dove si creano i problemi più costosi a posteriori.

Il brief prima del prezzo

Un errore ricorrente è aprire la conversazione chiedendo una tariffa. Un creator serio valuta la richiesta sulla base di cosa gli viene chiesto di fare: che prodotto o servizio presentare, con quale messaggio, con quali vincoli, in che formato, con quale calendario e — punto decisivo — se il video verrà usato anche come annuncio pubblicitario.

Il brief serve anche all’azienda: costringe a chiarire cosa si vuole ottenere dalla collaborazione prima di averla pagata. Se il brief non si riesce a scrivere in modo chiaro, il problema non è il creator.

Google non è parte dell’accordo

Questo è forse il punto più frainteso dello strumento. Google non è parte dell’accordo fra inserzionista e creator. La piattaforma mette a disposizione gli strumenti tecnici — ricerca, collegamento del video, formati pubblicitari — ma il rapporto commerciale, economico e legale resta interamente fra le due parti.

La conseguenza diretta riguarda i diritti d’uso. L’utilizzo del video come annuncio pubblicitario è responsabilità dell’inserzionista e va messo nero su bianco nell’accordo: per quanto tempo, su quali formati, in quali territori, con quali eventuali limiti sulle modifiche al contenuto. Un accordo che copre solo la pubblicazione organica e tace sull’uso pubblicitario espone l’azienda a un rischio che si manifesta esattamente quando la campagna sta funzionando.

Cosa inserire nell’accordo

Oltre ai diritti d’uso, l’accordo dovrebbe prevedere esplicitamente la concessione della Brand Partner Access, che tratteremo fra poco, perché richiede un’azione del creator dentro YouTube Studio e non può essere ottenuta unilateralmente. Vanno definiti anche i tempi di pubblicazione, le modalità di approvazione del contenuto prima della pubblicazione, le regole di disclosure della natura commerciale del contenuto e le condizioni di esclusiva eventuale rispetto a marchi concorrenti.

Un accordo completo richiede più tempo in fase di negoziazione e ne fa risparmiare molto dopo. Se l’azienda non ha una struttura legale interna abituata a questi contratti, è il momento di coinvolgerla.

Brand Partner Access: cosa sblocca davvero

La Brand Partner Access è il meccanismo tecnico che collega il video del creator all’account Google Ads dell’inserzionista. È il ponte fra il contenuto pubblicato su un canale che non controlli e la tua infrastruttura di misurazione.

Come si attiva

L’attivazione avviene in due modi. Il marchio può richiederla e il creator la approva da YouTube Studio; oppure è il creator stesso a condividerla. In entrambi i casi serve un’azione del creator: ecco perché questo passaggio va previsto nell’accordo e non lasciato alla buona volontà del momento.

Cosa si ottiene

Una volta attiva, la Brand Partner Access dà all’inserzionista accesso alle metriche organiche e a pagamento del video e ai segmenti di pubblico collegati. Significa poter vedere come il contenuto si comporta naturalmente sul canale del creator e, separatamente, come risponde quando viene spinto con budget. Abilita inoltre il formato creator partnerships boost, di cui parliamo nella sezione successiva.

Il valore per un responsabile marketing è duplice. Da un lato, la lettura congiunta dei dati organici e a pagamento permette di capire se la performance dipende dal contenuto o dalla pressione media. Dall’altro, i segmenti di pubblico aprono possibilità di retargeting e di costruzione di audience che una collaborazione tradizionale non offre.

Va chiarito un punto per evitare equivoci: la Brand Partner Access non è l’unica condizione tecnica immaginabile per fare pubblicità a partire da un contenuto; è però la modalità che abilita il set completo di dati e il formato creator partnerships boost. Senza di essa, l’azienda rinuncia alla parte più interessante dello strumento.

Creator partnerships boost: come il video del creator diventa un annuncio

Il creator partnerships boost — in precedenza noto come Partnership ads — è il formato pubblicitario in cui l’annuncio parte dal canale del creator. Non è lo spot aziendale travestito: per l’utente che lo vede, l’origine del contenuto è il canale che già conosce, con la riconoscibilità e il contesto che questo comporta.

Su quali campagne è disponibile

Il formato può essere usato in campagne Video action, Demand Gen, Video reach, Video view, App e Performance Max. Esiste inoltre una variante co-branded, disponibile su Demand Gen, Video reach, Video view e App — quest’ultima limitatamente a iOS.

La scelta del tipo di campagna non è un dettaglio tecnico: dipende da cosa si vuole ottenere. Video reach e Video view servono a costruire copertura e attenzione su un pubblico ampio; Demand Gen lavora sulla generazione di domanda con una logica più vicina alla conversione; Video action e Performance Max puntano direttamente all’azione. Lo stesso video, spinto con obiettivi diversi, produce risultati che non si confrontano fra loro.

Perché il formato cambia l’economia della collaborazione

In una collaborazione tradizionale, la portata del contenuto coincide con il pubblico del creator. Con il boost, quel tetto salta: il video raggiunge anche utenti che non seguono il canale, mantenendo però il vantaggio di credibilità dato dall’origine. Questo ribalta un criterio classico di selezione dei creator, quello della dimensione del canale.

Se la distribuzione è garantita dal budget media, il numero di iscritti diventa un indicatore meno decisivo rispetto alla qualità del contenuto, alla pertinenza dell’argomento e alla compatibilità del creator con il marchio. Un canale di dimensioni contenute ma con contenuti efficaci e un pubblico ben allineato può reggere un investimento media meglio di un canale grande ma generalista.

Il takeaway operativo: valuta i creator pensando a come il loro video funzionerà come annuncio, non solo a quante persone lo vedranno gratis.

Come si misura l’effetto di una collaborazione con i creator

La misurazione è il punto in cui le collaborazioni con i creator hanno storicamente mostrato la loro debolezza. Visualizzazioni e commenti dicono qualcosa sull’attenzione, quasi nulla sull’effetto commerciale. L’integrazione dentro Google Ads cambia il quadro, a condizione di usare gli strumenti giusti.

Le metriche del video

Con la Brand Partner Access attiva, l’azienda legge le metriche organiche e a pagamento del video. La lettura congiunta è la parte interessante: capire quanto del risultato arriva dal pubblico naturale del creator e quanto dall’investimento media permette di decidere se replicare la collaborazione, aumentare il budget o cambiare creator.

Gli studi di lift

YouTube indica tre tipologie di studio per misurare l’effetto di una campagna: Brand Lift, Search Lift e Conversion Lift. Il primo misura lo spostamento su indicatori di marca come ricordo pubblicitario e considerazione; il secondo l’incremento delle ricerche legate al marchio o al prodotto; il terzo l’effetto incrementale sulle conversioni.

Per una collaborazione con creator, questi strumenti rispondono alla domanda che conta davvero: il contenuto ha prodotto un effetto che non ci sarebbe stato altrimenti? È una domanda diversa da “quante visualizzazioni ha fatto”, e molto più utile quando si deve decidere il budget dell’anno successivo.

Che cosa guardare, a seconda dell’obiettivo

La tabella che segue sintetizza l’abbinamento fra obiettivo della collaborazione e strumento di lettura, dopo averne discusso la logica nei paragrafi precedenti.

Obiettivo della collaborazione Cosa osservare Strumento indicato
Far conoscere il marchio a un pubblico nuovo Copertura e ricordo pubblicitario Brand Lift
Stimolare interesse e ricerca attiva Ricerche legate al marchio Search Lift
Generare azioni misurabili Conversioni incrementali Conversion Lift
Capire la tenuta del contenuto Confronto fra metriche organiche e a pagamento Dati del video via Brand Partner Access

La regola pratica: decidi lo strumento di misurazione prima di lanciare, non dopo. Gli studi di lift richiedono una pianificazione a monte e non si recuperano a campagna conclusa.

Come Delion usa YouTube Creator Partnerships nelle campagne

Il modo in cui Delion struttura questo tipo di attività dentro il servizio di advertising su YouTube segue tre fasi distinte, pensate per tenere separato ciò che è selezione, ciò che è accordo commerciale e ciò che è investimento media.

Scelta dei creator

La prima fase è la ricerca dentro Google Ads, per argomento e per paese, con filtri su numero di iscritti e visualizzazioni medie. Quando il creator condivide i dati demografici del pubblico, questi vengono letti e confrontati con il profilo di cliente dell’azienda. La lista che ne esce non è però la lista finale: segue sempre un controllo manuale dei canali, per verificare tono, qualità dei contenuti e coerenza con il posizionamento del marchio.

Contatto e accordo

La seconda fase parte dal brief. Il creator viene contattato all’indirizzo che indica per le collaborazioni commerciali, con una richiesta che specifica cosa viene chiesto e, soprattutto, che il video sarà usato anche come annuncio. L’accordo include i diritti d’uso del video a fini pubblicitari e la concessione della Brand Partner Access.

Un aspetto da chiarire: Delion affianca l’azienda in questa fase, ma l’accordo economico resta fra l’azienda e il creator. È una scelta di trasparenza che evita ambiguità su chi paga cosa e a chi risponde il creator.

Budget media e lettura dei dati

La terza fase è l’investimento media sui video del creator attraverso il creator partnerships boost, tipicamente su campagne Demand Gen, Video reach e Video view a seconda dell’obiettivo. I dati organici e a pagamento vengono letti insieme, perché è il confronto fra i due a dire se il contenuto funziona di per sé o solo sotto pressione di budget.

Chi vuole inquadrare questa attività nel contesto più ampio dei formati e delle logiche di acquisto su YouTube trova un quadro generale nella guida alla pubblicità su YouTube.

Quanto costa: due voci separate da non confondere

La struttura di costo di una collaborazione gestita con Creator Partnerships si articola su due voci distinte, e tenerle separate è la condizione per capire davvero cosa sta producendo risultati.

Il creator partnerships boost di YouTube Creator Partnerships amplia la portata del video oltre il pubblico del canale

La prima voce è il compenso del creator, che si concorda direttamente con lui e dipende da quanto gli viene chiesto di fare. Non è una tariffa stabilita dalla piattaforma né da un’agenzia: è il risultato di una negoziazione fra azienda e creator, influenzata dal brief, dai diritti d’uso richiesti e dalla durata della collaborazione.

La seconda voce è il budget media, cioè l’investimento con cui il video viene distribuito attraverso le campagne. È la parte che l’azienda controlla direttamente, che può modulare nel tempo e su cui si applicano le normali logiche di ottimizzazione pubblicitaria.

A queste due voci si aggiunge la gestione delle campagne. La distinzione è utile anche in fase di budget annuale: aumentare il compenso del creator e aumentare il budget media producono effetti molto diversi, e confonderli porta a decisioni sbagliate quando si valuta se l’attività è sostenibile.

Il takeaway per chi approva i budget: chiedi sempre che le due voci siano presentate separatamente nel preventivo e separatamente nel consuntivo.

Quando una collaborazione con i creator ha senso e quando no

Non tutte le aziende traggono lo stesso beneficio da questo approccio, e vale la pena essere espliciti sui casi in cui conviene valutare altre strade.

Le collaborazioni funzionano meglio quando il prodotto o il servizio richiede spiegazione, dimostrazione o contesto d’uso. Un creator che mostra come si usa qualcosa, in una situazione reale, comunica informazioni che uno spot di quindici secondi non riesce a trasmettere. Lo stesso vale quando il marchio è poco conosciuto e deve costruire credibilità: l’associazione con una voce già riconosciuta dal pubblico accorcia il percorso.

Al contrario, se l’obiettivo è esclusivamente conversione immediata su un prodotto già noto e con domanda consolidata, altri formati possono risultare più efficienti in rapporto allo sforzo organizzativo richiesto. Una collaborazione richiede tempo di selezione, negoziazione, produzione e approvazione: è un investimento di risorse interne, non solo di denaro.

C’è poi un criterio di maturità organizzativa. Gestire una collaborazione significa avere qualcuno che scrive il brief, segue il rapporto con il creator, verifica la conformità del contenuto e coordina l’attivazione tecnica. Se nessuno in azienda può occuparsene e non c’è un partner che lo faccia, il progetto si ferma a metà — di solito proprio nel punto in cui andava chiesta la Brand Partner Access.

Domande frequenti

Che cos’è YouTube Creator Partnerships in Google Ads?

È l’area di Google Ads, nel menu Strumenti, dove si trovano i creator di YouTube e si gestiscono le partnership commerciali con loro. Permette di cercare creator per argomento o per canale, salvarli in elenchi, collegare i loro video all’account dell’inserzionista e usarli come annunci. In precedenza lo strumento si chiamava BrandConnect; il nuovo nome è stato presentato da YouTube il 23 marzo 2026.

YouTube Creator Partnerships è disponibile in Italia?

In parte. Da giugno 2026 la Panoramica, la Ricerca creator e gli elenchi sono aperti in tutti i paesi del Programma partner di YouTube, Italia compresa, e richiedono solo un account Google Ads attivo senza spesa minima. Le funzioni Stato delle richieste, Contact e Send an inquiry richiedono invece la verifica dell’inserzionista e un account seguito dai team commerciali di Google, e il modulo di contatto interno esiste solo in alcuni mercati.

Come si contatta un creator di YouTube dall’Italia?

Il modulo di contatto interno alla piattaforma non è disponibile nel mercato italiano. Il creator si contatta quindi via email, all’indirizzo per le richieste commerciali che indica in YouTube Studio o sulla pagina del suo canale. Conviene aprire la conversazione con un brief chiaro, che specifichi cosa viene chiesto e, in particolare, che il video sarà utilizzato anche come annuncio pubblicitario.

Che cos’è la Brand Partner Access e perché serve?

È il collegamento fra il video del creator e l’account Google Ads dell’inserzionista. Si attiva quando il marchio la richiede e il creator la approva in YouTube Studio, oppure quando è il creator a condividerla. Dà accesso alle metriche organiche e a pagamento del video e ai segmenti di pubblico, e abilita il formato creator partnerships boost. Va prevista esplicitamente nell’accordo con il creator.

Su quali campagne si può usare il creator partnerships boost?

Il formato, che fa partire l’annuncio dal canale del creator, è disponibile su campagne Video action, Demand Gen, Video reach, Video view, App e Performance Max. La variante co-branded è utilizzabile su Demand Gen, Video reach, Video view e App, quest’ultima limitatamente a iOS. La scelta dipende dall’obiettivo: copertura e attenzione, generazione di domanda oppure azione diretta.

Chi si occupa dei diritti d’uso del video come annuncio?

L’inserzionista. Google non è parte dell’accordo fra azienda e creator: la piattaforma fornisce gli strumenti tecnici, ma il rapporto commerciale e legale resta fra le due parti. I diritti d’uso del video a fini pubblicitari vanno quindi negoziati e messi per iscritto nell’accordo, specificando durata, formati e territori di utilizzo.

Come si misura il risultato di una collaborazione con un creator?

Oltre alle metriche organiche e a pagamento del video, accessibili tramite la Brand Partner Access, YouTube indica tre tipologie di studio: Brand Lift per gli indicatori di marca, Search Lift per l’incremento delle ricerche e Conversion Lift per l’effetto incrementale sulle conversioni. Questi studi vanno pianificati prima del lancio della campagna, perché non si possono applicare retroattivamente.

In sintesi

YouTube Creator Partnerships sposta la collaborazione con i creator da attività di comunicazione a componente misurabile della strategia pubblicitaria: la selezione si fa con dati di piattaforma, il contenuto diventa un asset con distribuzione controllabile e l’effetto si misura con gli stessi strumenti delle altre campagne. Dall’Italia il percorso richiede qualche passaggio manuale in più, in particolare sul contatto e sulla negoziazione, ma il risultato finale è pienamente accessibile a un’azienda che abbia un account Google Ads attivo e un metodo per gestire l’accordo. Chi vuole impostare questa attività con una struttura chiara fra selezione, accordo e budget media può valutare il supporto di una agenzia YouTube Ads che segua l’intero percorso.